Nel ventre dell’oceano.

Liliana Adamo per InNatura magazine

La “signora degli squali”, Cristina Zenato, ci parla di un’ulteriore passione: l’esplorazione delle cavità sottomarine, habitat quasi sconosciuti, una sfida per la subacquea “tecnica” e per se stessi.

Stalattiti, stalagmiti, flora e fauna sopravvivono nell’oscurità, non visibili in nessun luogo alla luce del sole, né su fondali aperti. In mare, le grotte restano quasi del tutto un enigma per l’esploratore e il desiderio di penetrarvi, una vera sfida per la subacquea moderna. La loro struttura morfologica è singolare, nel caso di grotte profonde e ristrette con lunghe gallerie l’immersione diventa pressoché rischiosa, per vari motivi: non si può riemergere direttamente in superficie ed essendo le vie d’uscita a notevoli distanze, il subacqueo avrà bisogno d’ossigeno a sufficienza per eventuali emergenze, essere munito quindi, di una quantità adeguata di bombole.

Considerato alla stregua di un campione di sport estremi, in realtà, lo speleo sub non può permettersi errori, né leggerezze. L’addestramento non sarà mai abbastanza; scarsa visibilità dovuta ai sedimenti rimossi dal passaggio umano, strettoie con laminatoi e altri ostacoli, possono far sì che sia arduo perfino muoversi o perdere l’orientamento. In un ambiente buio ed estraneo in cui solo la sommità è raggiunta da luce naturale filtrata dall’acqua, l’unico espediente è dato da fonti artificiali sul casco o attraverso le torce. Può succedere, in alcuni punti, che si ritenga necessario spingere le bombole per oltrepassare senza sbattere, oppure disporle col metodo all’inglese, cioè ai lati del corpo. Possono pervenire forti correnti, verificarsi crolli causati da bolle in erogatore; possono esserci sifoni o sorgenti attraverso i cunicoli. In questi casi, l’immersione sarà condotta in modo diverso, per evitare affaticamento e consumo extra d’ossigeno. Per ogni evento, tutti i settori richiederanno un’esperienza subacquea reale, tecniche e accortezze più volte studiate. Una buona preparazione può risolvere momenti di difficoltà, restare calmi e lucidi equivale, qualche volta, a salvarsi la vita.

Dai cenote all’Arco fatale.

Formatesi in lontanissime ere geologiche, intricate e oscure, sommerse dall’acqua eppure ricche di vita e di creature aliene, vuoi per scarsa conoscenza o sensazioni claustrofobiche, le grotte restano visitabili solo da specialisti ben addestrati, pur attraendo moltissimi subacquei.

In Messico, è stata scoperta una fitta rete di collegamenti tra i cenote, pari a centinaia di chilometri; in prossimità di Tulum, si trova un sistema sotterraneo di corsi d’acqua e dunque, ancora cenote: il Carwash, il Gran Calavera, il Naval, i bellissimi Cristal, l’Escondido.  L’esplorazione subacquea dell’intero sistema sotterraneo del Quintana Roo è relativamente recente, tra la fine degli anni Settanta e Ottanta. I quattro sistemi di caverne più lunghe dell’intero pianeta si trovano proprio qui, a Ox Be Ha, dove, i Tre Sentieri D’acqua, hanno raggiunto una mappatura per più di 134 chilometri.

Situato lungo l’arida costa del Mar Rosso, in Sud Sinai (Egitto), il Blue Hole di Dahab, altro “buco” fra i più temuti e affascinanti, cela una grande dolina subacquea carsica, spettacolare punto d’immersione ritenuto il più pericoloso al mondo. Nel blu profondo, una grande voragine circolare con pareti ricche di stalattiti e bizzarre formazioni rocciose, habitat per coralli luminescenti e microorganismi, induce spesso i subacquei a oltrepassare i 40 metri per raggiungere un lungo passaggio di curvatura, chiamato Arco. Questa spaccatura che collega il Blue Hole al mare aperto è a circa 60 metri di profondità, ma per annullarne il distacco, le conseguenze sono spesso fatali e l’insorgere della narcosi d’azoto spinge ancora di più verso l’abisso. Nascosto nel punto di vista d’entrata, l’Arco è difficile da trovare. Per di più, la corrente contraria rende arduo il passaggio, non essendoci punti di riferimento precisi. Molte persone sono state ingannate, pensando di trovarlo a poche bracciate di distanza.

Cave exploration Bahamas_Paige Colwell

Una mission complessa.

PADI Course Director, NSS_CDS Full Cave Instructor, EFR Instructor Trainer, TDI Extended Range Instructor, dietro questi acronimi, c’è una donna di carattere e passioni non comuni: Cristina Zenato, italiana, cresciuta in Africa, trapiantata a Bahamas, ambasciatrice degli squali (con i quali riesce a interagire, alternando passione, competenza e dolcezza), esperta nell’esplorazione delle grotte in immersione.

Una mission complessa la sua: grazie alla cooperazione con diverse entità locali ed estere, Cristina punta sistematicamente alla protezione del mare, dei suoi diversi ambienti, delle creature che lo abitano, con metodi legati a preparazione teorica ed esperienza diretta.

Cristina Zenato

Prestare attenzione a una pratica così affascinante ma difficile, è di base, la sua prima regola: Le grotte sono sistemi delicati, hanno bisogno di persone specializzate e attente, al contempo possono farsi pericolose se si entra privi di preparazione e attrezzature giuste, oltre a una mentalità adeguata….  C’è bisogno di concentrazione, attenzione al dettaglio, umiltà e capacità di dire, oggi no, ci si può tornare domani. Oltre che equipaggiamento e tecnica, senza preparazione fisica e mentale, si rischia di compiere azioni che possono compromettere la propria vita e quella degli altri; non è la grotta a uccidere, ma chi vi entra senza le giuste precauzioni.

In questa particolare attività subacquea, il consumo d’ossigeno e la durata delle tappe di decompressione aumentano con la profondità e mai alcun limite programmato prima dovrà essere modificato o alterato. L’effetto narcosi da azoto è pericolosissimo perché l’ossigeno può esaurirsi prima della risalita in superficie. Vale la regola più comune, quella dei terzi. Un terzo della riserva andrà utilizzato per la discesa, un terzo per la risalita, un terzo per gli imprevisti.

Conservazione di un ecosistema delicato.

CaveSurvey_JillHeinerth

Chiedo a Cristina Zenato: “Perché le grotte?”

Fondamentalmente a me piace essere in grotta. Il tempo sembra sospeso, come se tornassi indietro di vent’anni quando non esisteva la distruzione della barriera corallina, poiché ne ho vissuti ventitré, qui a Bahamas… T’immergi nell’oscurità più profonda e il tempo assume un diverso andamento.  La grotta induce a concentrarsi, assorbe ciò che di superfluo appartiene alla società in superficie, t’isola dal resto, tutto è convogliato su te stessa e sull’ambiente circostante.

 Le grotte di Bahamas sono preziosissime all’intero ecosistema, perché fonti d’acqua dolce per le isole, una porta sulle mangrovie, necessarie alla riproduzione di tantissimi organismi, inclusi gli squali. Proteggendo le grotte, si preservano acqua, oceani, mangrovie, tantissime specie viventi.

 Vedo le grotte come un vecchio volume del tempo, un manoscritto che si apre ai nostri occhi sulla storia della terra e che racconta ciò che è successo tanto tempo prima di noi, durante noi e che ancora succederà, dopo di noi. Come un termometro sulla salute del pianeta, da sempre così inalterate, ogni minimo cambiamento è percettibile e comprovabile. Il loro habitat è casa di creature straordinarie, da fantascienza, le grotte sono davvero universi magici, separate dal mondo visibile e tangibile, belle e imperscrutabili, meno esplorate della luna.

 La teoria della contaminazione che viaggia sottoterra.

Light and darkness_Luca F Demi

All’interno del Parco Nazionale Lucayan, nei pressi di Freeport, Grand Bahamas, ricca di stalagmiti, conchiglie fossili, bivalvi e sei diverse strutture di biocenosi, la Ben’s Cave è la più importante – ed emozionante – per un sistema di grotte esteso orizzontalmente in nove miglia sott’acqua, fra i più grandi al mondo.

Cristina Zenato ricorda: Ho scoperto le grotte di Bahamas durante la mia 11sima immersione, mentre seguivo un tour nella famosa Ben’s Cave. Ho provato subito una sensazione di leggerezza e distacco dal mondo, superando la caverna, procedendo oltre per esplorarla, mi sentivo come sospesa nel nulla…

Nel 1996 due anni dopo il brevetto base, mi recai in Florida per ottenere una preparazione e una qualifica come speleo sub, tornando poi alle Bahamas e sperimentare le mie prime immersioni. All’epoca, non c’erano persone brevettate o istruttori cui riferirsi, quindi mi trovai nella posizione di fare tutto da sola, con le dovute cautele. Finché non mi affiancai al direttore educativo della NSS-CDS, vale a dire l’agenzia d’addestramento per le grotte, diventando un’istruttrice vera e propria nel 2000, dopo notevoli sacrifici dal punto di vista personale ed economico.

Nel frattempo, ho raggiunto alcuni obiettivi: per esempio, tra il 2009 e il 2011, ricavando la mappa della Ben’s Cave, la prima che avessi mai fatto, una grotta di oltre dieci chilometri di sagole (cavetti di canapa costituiti da elementi torti o intrecciati, le sagole sono usate in marina per alzare bandiere o segnali), quando, prima di allora la protezione era riservata solo all’entrata. Altro progetto che mi ero messa in testa di portare a termine, è stato quello d’esplorare e comprovare la connessione fra due grotte, questo fra il 2008 e il 2012. Le due cavità sottomarine, situate una in mare aperto, l’altra sulla terraferma, sembravano non avere nessun punto di contatto, o almeno così si credeva fino a quando non ho dimostrato il contrario. Quest’impresa mi ha aiutato a dimostrare la teoria della contaminazione che viaggia sottoterra, dunque a rendere più forte la richiesta di proteggere Ben’s Cave.

Light trough the darkness_Fan Ping

In cosa consiste questa teoria? In pratica, l’acqua filtra attraverso il terreno e le rocce carsiche seguendo il senso di gravità da un punto più alto a quello più basso, creando fiumi sotterranei, i quali tracimano tutto ciò che d’inquinato e sporco noi produciamo sulla superficie e anche sotto. Non ci sono limiti all’inquinamento, anche se, illusoriamente sembra essere distante dall’area che si vuole proteggere.

Fra il 2012 e il 2015, il mio lavoro si è protratto senza soste, perlustrando grotte diverse per poi proseguire con corsi d’aggiornamento corredati da nuove tecniche. L’esplorazione di un sistema a est dell’isola principale di Grand Bahama ha permesso d’inserire questa zona in un programma di protezione totale prevista dal governo, con la promessa di una tutela pertinente del 20% in più nel territorio di Bahamas, acqua o terra che sia, entro il 2020.

Un grazie particolare a Cristina Zenato.

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